Una lesione da decubito è una lesione causata da una prolungata pressione che provoca il  danneggiamento del tessuto sottostante; si formano normalmente in corrispondenza di preminenze ossee  e sono classificate in base al grado di danneggiamento del tessuto.  Le piaghe da decubito o lesioni da pressione sono una delle più gravi conseguenze che possono colpire  chi è costretto ad un allettamento forzato, i soggetti più esposti a questa patologia sono le persone  anziane. Preferiamo parlare di piaga da decubito più che di lesione da pressione perché è il termine più  noto e di più facile comprensione.    Le piaghe da decubito sono una delle più conosciute e antiche patologie; se ne ritrovano tracce che  risalgono ad una mummia egizia; inoltre in un papiro del 3000 a.C. troviamo consigli per la sua cura.  Ambroise Parè (1510-1590) considerato come il padre della chirurgia moderna si occupò anche di piaghe  da decubito che trattava con una medicazione a base di zucchero.  Brown Sequard (1853), neurologo, studiando animali di laboratorio, resi volutamente emiplegici, fu il primo  a parlare di relazione tra pressione sulla cute e piaghe da decubito.  Munro (1940) dimostra che è possibile evitare l’insorgenza delle piaghe variando la posizione del paziente  almeno ogni due ore, tale valore temporale è ancora valido.  Nonostante le conoscenze acquisite negli ultimi decenni resta alla base della prevenzione e della cura  delle piaghe da decubito l’importanza di una corretta e continua mobilizzazione del paziente.  Prima di parlare di prevenzione, trattamento e cura delle piaghe occorre soffermarsi sulla necessità di una  maggiore conoscenza del fenomeno lesivo; purtroppo non è mai stato fatto un censimento dei casi sia a  livello nazionale che regionale, i dati che circolano in rete sono settoriali, legati a poche strutture che si occupano del problema e inoltre  manca tra queste un collegamento per una verifica e una comparazione dei casi. Possiamo quindi affermare che il fenomeno piaghe è  ampiamente sottostimato; questo significa minore attenzione al problema e di riflesso minore attenzione ai bisogni dei pazienti portatori di  lesioni.  Un esempio?  Negli ospedali campani (tranne pochi casi: vedi Ospedale A. Cardarelli) non esistono strutture dedicate al monitoraggio dei pazienti a  rischio di lesioni o portatori di lesioni e ad un trattamento univoco: basti pensare che in una stessa unità operativa il trattamento della  lesione varia a seconda del turno di operatori in servizio e questo perché ci si basa molte volte sulla propria esperienza più che su  informazioni cliniche scientificamente validate.  Ancora? In molti casi i pazienti portatori di piaghe tornano alle loro case senza una descrizione della lesione e ancor peggio con prescrizioni non  sempre corrette. Comincia così il calvario dei familiari che, in attesa di una visita della ASL competente (tempi di realizzo: dai 10 ai 30 gg  lavorativi), si vedono costretti ad un “fai da te” molto pericoloso per il paziente o si rivolgono ad amici e parenti che hanno avuto lo stesso  problema.  Ancora? Quando finalmente si ottiene l’agognata visita del medico ASL si potrà ottenere il solito materassino antidecubito (?) a cessione d’aria  alternata che allieterà con il suo rumore l’allegra notte del paziente e l’inserimento nel programma ADI (Assistenza Domiciliare Integrata),  con la visita giornaliera dell’infermiere che, non per sua colpa, a volte è sprovvisto delle medicazioni necessarie al caso o provvisto di  medicazioni non assolutamente indicate al caso. Si pensi che l’approvvigionamento ASL relativo all’acquisizione di medicazioni avanzate si  svolge con gara al prezzo più basso (questo non è sempre indice di qualità del prodotto) oppure si acquisiscono ottime medicazioni che  possono essere applicate a stati particolari di piaghe ma che vengono poi prescritte per ogni stadio e stato di piaghe ( per essere più chiari:  si utilizzano ad esempio schiume di poliuretano ottime per piaghe molto secernenti su lesioni non secernenti con conseguente  peggioramento di queste ultime).  Questi pochi esempi sono il frutto della sofferenza di tante persone che non possono difendersi e che noi raccogliamo quotidianamente.  Tante sono le persone (familiari, operatori sanitari e socio-sanitari) sensibili al problema,; il nostro obiettivo è quello di riunirle tutte per dare  voce a quanti dal silenzio del loro dolore possano tornare a vivere….  © A.I.Le.D. - 2011 ONLUS